INTRO SEMINARIO 2004_05

 

L'obiettivo del laboratorio di autoformazione 2004-05 è di ragionare sul rapporto tra il sapere e la società che lo informa attraverso gli strumenti dell' architettura.

La costruzione dello spazio, a partire dalla definizione degli usi, delle funzioni, dei materiali, contiene già in sé un'idea precisa di come gestire le persone su diverse scale di riferimento, da quella territoriale, a quella urbana, fino a quella dell'edificio: questa forma di controllo si esercita anche, e questo è il nostro campo di indagine, sui luoghi di produzione e differenziazione del sapere.

Vogliamo arrivare alla mappa della formazione diffusa nella città a partire dalla percezione psicogeografica dei luoghi, passando per un'analisi approfondita delle architetture e dei modelli insediativi, fino ad arrivare a svelare il sistema urbanistico e politico che la organizza e comanda.  

Il lavoro è stato organizzato in tre fasi:

•  la mappatura psicogeografica

•  analisi dei modelli insediativi delle università

•  la mappatura  della formazione nella città

 

La prima fase consiste in una mappatura psicogeografica: la percezione della formazione che i luoghi ci suggeriscono e la mappatura dei luoghi universitari significativi rispetto alla percezione dell'agio e del disagio -i simboli percepiti, ma anche le soglie, i luoghi del potere, i luoghi di ritrovo, socialità o espressione dell'antagonismo -

Avere un quadro di riferimento sulle percezioni è utile all'individuazione della politica di controllo sui corpi espletata attraverso l'architettura:

la politica dei corpi docili; questa chiama in gioco gli strumenti dell'architettura, il limite e il linguaggio. Il primo, come strumento di controllo misura, delimita e definisce gli usi, possibili e non, dentro uno spazio circoscritto. Il secondo comunica un messaggio attraverso la sua organizzazione spaziale, la collocazione dei simboli e l'immagine dell'architettura. Se il primo definisce ciò che è dentro e che è fuori, il secondo crea una identità su cui poggia la comunità.

 

La pratica delle inter-azioni è uno strumento di denuncia e di analisi dei tre seminari; una forma di dissenso studentesco nella università riformata.

Sulla base della mappatura psicogeografica dei luoghi dell'agio e del disagio, sempre all'interno della prima fase, sono state individuate alcune situazioni critiche nei tre atenei; l'analisi dei luoghi che non sono vissuti o che vengono sottratti diviene la premessa per un' ulteriore raccolta di documentazione attraverso la pratica dell'inter-azione. Questo strumento di pratica politica permette di operare alcuni esperimenti sul campo per capire come i luoghi provocati insorgono, e svelare il loro potenziale.

Abbiamo scelto:

•  luoghi inaccessibili o sottoposti a forme di controllo;

•  luoghi alienanti e spaesanti spesso ipo-progettati: spazi vasti, aperti, abbandonati che impediscono una qualsiasi forma di appropriazione;

•  luoghi invece iper-progettati, rigidi, ostili all'interazione sociale.

Per verificare:

•  come si modifica (anche temporaneamente) l'uso di questi luoghi;

•  il livello di controllo e di uso dei luoghi universitari.

 

Tutte le inter-azioni si fanno pubblicamente e vengono rese note attraverso volantinaggi in cui si spiegano le motivazioni e le problematiche che con tali azioni si vogliono rendere manifeste.

 

 

La seconda fase consiste nell'analisi dei modelli insediativi delle tre università:

è lo studio dei luoghi simbolici, degli strumenti di controllo, dei limiti, e del linguaggio architettonico realizzato per le tre università.

E' un' operazione che si basa sulla lettura puntuale dei dati raccolti nella mappatura delle percezioni e sul confronto tra i modelli della formazione e quelli della produzione.

Si distinguono insieme i momenti in cui tali assetti sono entrati in crisi per l'emergere di nuovi contropoteri che hanno alterato l'uso degli spazi della fabbrica e dell' università (occupazioni, lezioni autogestite, esami collettivi, gatto selvaggio, sciopero a scacchiera, sabotaggio ecc. –laboratori di autoformazione-)

E' la lettura trasversale di saperi, contropoteri e società.

 

 

L'obiettivo della terza fase è la mappatura della formazione nella metropoli romana; svelare le nuove forme di segregazione e accesso al sapere,

come i luoghi deputati della formazione universitaria si dislocano nella città attraverso la proliferazione di master, corsi di secondo livello, specializzazione ecc.

Alla compressione dei corsi didattici avvenuta per la riforma universitaria corrisponde un aumento esponenziale di corsi di approfondimento e specializzazione esterni alle facoltà.

Questa ultima ricerca presenta inoltre la capacità di adattamento dei modelli universitari al regime produttivo attuale e la necessità da parte delle università di definire nuove strategie di sopravvivenza:

il modello di polverizzazione delle facoltà della sapienza al di fuori del suo recinto che risponde a un riequilibrio della politica dei grandi numeri, il modello per poli scientifici di roma tre o quello di identità territoriale di tor vergata.