L'UNIVERSITÀ,
LA RIFORMA,
IL LABORATORIO DI AUTOFORMAZIONE.
L'università, come l'hanno conosciuta le generazioni precedenti, ha subito profonde mutazioni, introdotte da dieci e più anni di progetti di sperimentazioni culminate nella riforma Zecchino-Berlinguer.
Il mondo della formazione ha portato lentamente a compimento quel processo di adeguamento alle trasformazioni che già da tempo hanno investito le realtà della produzione e dell'economia.
La riforma affronta il rapporto formazione-produzione, il loro ruolo nel sistema economico del paese, colmando la distanza tra le due e subordinando la prima alla seconda. Alla nuova università viene demandato il compito di formare i quadri professionali intermedi, prima, pertinenza degli enti di collocamento statali o direttamente delle aziende.
A questo nuovo impegno corrisponde la rimodulazione dei percorsi formativi in 3+2 +eventuali corsi di master o perfezionamento, finalizzati ad esprimere diverse competenze a diversi livelli gerarchici.
Il percorso formativo viene gerarchizzato .
Lo schema 3+2 introduce un ulteriore corollario: la fine della formazione a carattere enciclopedico dei corsi quinquennali e quadriennali a fronte di una specializzazione del sapere più funzionale al mondo dell'impresa.
Il percorso formativo viene settorializzato .
La natura del sapere che dalle nuove università viene prodotto è essenzialmente tecnico, ciò significa un alto grado di deperibilità delle nozioni apprese a fronte di una minore convertibilità nel mercato del lavoro.
Il sapere non è più critico, quindi flessibile e riadattabile, ma è il lavoratore a diventare ricattabile e quindi flessibile.
Corollario di questo processo di gerarchizzazione e specializzazione dei percorsi formativi è la rimodulazione dei tempi di apprendimento che vengono subordinati ai sistemi di selezione per l'accesso alle lauree specialistiche:
il diritto dello studente alla frequenza viene continuamente verificato sulla base del rapporto crediti per anno accademico. In questo quadro l'interesse dello studente diventa non più l'apprendimento, ma la corsa al numero di esami, pena l'esclusione, per l'iscrizione ai corsi di laurea specialistica.
Risultati più evidenti sono il sacrificio della verifica dei contenuti didattici proposti e l'individualizzazione dei percorsi formativi.
Il laboratorio di autoformazione è un progetto per l'autogestione dei percorsi formativi all'interno dei nodi irrisolti della riforma:
l'utilizzo strumentale dei crediti optativi, quindi il riconoscimento in termini di crediti di progetti di studio autogestiti mette sul tavolo la questione della riappropriazione cooperativa della didattica e in generale dei processi di apprendimento.
“il punto è quello di promuovere iniziative di autoformazione degli studenti, costruire percorsi seminariali e laboratori aperti, orizzontali, di conricerca e di comunicazione all'interno dell'università, farlo anche coinvolgendo ed interagendo con esperienze culturali e scientifiche che provengono dalla metropoli.
avviare battaglie per il finanziamento ed il riconoscimento in termini di crediti dei propri percorsi formativi. ” (Sapienza Pirata).
L'uso antagonista del credito pone le basi per una continuazione/evoluzione delle esperienze culturali di produzione di controsaperi, che sfugge al ricatto dei tempi cui è sottoposto l'apprendimento all'università.
L'esperienza del laboratorio di autoformazione si inserisce nel dibattito sul nodo formazione-produzione; riconosce il lavoro qualificato solo laddove la complessità è affrontata attraverso il superamento degli steccati disciplinari, la condivisione dei saperi e la cooperazione dei cervelli:
la metadisciplinarietà.
Il laboratorio di autoformazione è una smentita nei fatti del valore della specializzazione disciplinare ;
riconosciuta come strumento di perpetuazione delle strutture di dominio negli attuali rapporti di lavoro.